Smart Working in Italia: un fenomeno contagioso

Lo Smart Working in Italia è entrato ufficialmente in uso nel 2017, quando, dopo un periodo sperimentale, la legge n.81 del 22 Maggio 2017, detta anche Legge sul Lavoro Agile, ha finalmente regolato la materia del lavoro da remoto.

Tale normativa definisce lo smart working in tutti i suoi aspetti giuridici: sia per quanto riguarda i diritti dello smart worker, sia per quelli riguardanti il controllo da parte del datore di lavoro.

La regolamentazione ha compreso anche gli strumenti tecnologici utilizzati e le modalità con cui viene eseguita l’attività.

Dal 2017 a oggi 2019 è passato un po’ di tempo, dunque, uno iato necessario perché lo smart working è comunque un nuovo modello di lavoro che ambisce a migliorare le prestazioni e la soddisfazione percepita sul lavoro mediante l’utilizzo delle nuove tecnologie.

Sebbene si tratti di un concetto molto ampio, il “lavoro da casa”, come a volte lo smart working è semplicisticamente definito, nasce da due idee chiave ambiziose:

  1. trovare un modo più proficuo di lavorare,
  2. e l’uso della tecnologia per realizzarlo.

Il significato di lavorare smart appare al giorno d’oggi esattamente quello etimologico, cioè “tecnologie in grado di snellire e semplificare l’accesso al luogo di lavoro”.

Inoltre esso è strettamente correlato al concetto di telelavoro, tanto da affermare che si tratti della naturale evoluzione di quest’ultimo con l’aggiunta di ulteriori vantaggi alle caratteristiche del lavoro a distanza tradizionale, quali la flessibilità oraria e il comfort.

Se il telelavoro viene utilizzato per spostare il luogo fisico in cui avviene il lavoro dall’ufficio alle mura domestiche, lo smart working riesce a portarlo addirittura altrove: in un parco, in una biblioteca o in una spiaggia, grazie alle moderne tecnologie disponibili sul mercato.

Più libertà per tutti, dunque?
Quasi.

L’articolo 18 della legge n.81/2017 definisce infatti il lavoro agile come “la modalità di esecuzione del rapporto di lavoro subordinato stabilita mediante accordo tra le parti, anche con forme di organizzazione per fasi, cicli e obiettivi senza vincoli precisi di orario o di luogo di lavoro, con il possibile utilizzo di strumenti tecnologici per lo svolgimento dell’attività lavorativa.”

Oltre a fornire una puntuale definizione che lascia poco spazio agli equivoci, la legge disciplina anche alcuni aspetti legati alla materia, come la necessità di un accordo scritto di smart working tra le parti e altri elementi rilevanti, tra cui:

  • parità di trattamento economico e normativo;
  • diritto all’apprendimento permanente;
  • aspetti legati alla salute e alla sicurezza.

Smart working in Italia: vantaggi e ostacoli

Il lavoro agile offre una serie di vantaggi sia per il lavoratore sia per l’azienda, di seguito eccone alcuni:

  1. aumentare la libertà e l’autonomia del lavoratore, in modo da garantirgli una maggiore capacità di organizzazione del tempo;
  2. consentire di risparmiare denaro su aree di lavoro, trasporti o forniture quali elettricità, riscaldamento ecc.;
  3. migliorare la conciliazione della vita lavorativa con quella personale e familiare, cosa molto apprezzata da parte dei dipendenti;
  4. aumentare persino la produttività, se il lavoro è ben strutturato, e basato su obiettivi!;
  5. aumentare la qualità della vita del lavoratore, che apprezza maggiormente l’azienda e il proprio datore di lavoro;
  6. permettere l’integrazione nel team di lavoro di persone con mobilità ridotta.

Tuttavia, esso può causare anche alcuni inconvenienti, tra cui:

  1. il fatto che il dipendente potrebbe provare un senso di invasione della propria vita privata;
  2. il fatto che lo smart working potrebbe portare il lavoratore all’isolamento a causa del mancato contatto con i colleghi;
  3. la perdita di identificazione con l’azienda;
  4. la possibilità di riduzione della produttività qualora il lavoro a distanza non sia ben pianificato;
  5. la possibile perdita di controllo sulla quantità o qualità del lavoro da parte del manager;
  6. la possibilità di un esborso di denaro extra per il lavoratore, per esempio per via del costo delle forniture o per l’allestimento dell’area di lavoro domestica.

Nella scelta aziendale di adottare questa metodologia di lavoro, è bene dunque considerare pro e contro per comprendere se lo smart sia la soluzione adatta al proprio business.

I numeri dello Smart Working in Italia: il “lavoro agile” nel Bel Paese

Secondo uno studio del Politecnico di Milano sullo smart working in Italia, oggi sono 480.000 i lavoratori italiani che fanno lavoro agile.
Questo dato è in crescita del 20%, e chi utilizza lo smart working si dice soddisfatto di questa pratica lavorativa.

Forza trainante sono le grandi aziende, il 56% di esse ha iniziato infatti dei progetti per utilizzare il flexible working, mentre sul tema le PMI sono più scettiche.

Sebbene il digitale rappresenti per molte aziende italiane ancora una novità, le imprese manifestano di voler superare questo ostacolo credendo fortemente nei benefici di questa modalità lavorativa, come dimostrano gli ultimi dati registrati.

Nonostante i timori, infatti, molte aziende italiane sono pronte ad abbracciare il cambiamento.

E l’Italia si dimostra uno dei paesi più smart d’Europa.

Il caso Findus: 2 giorni di smart working in Italia per tutti i dipendenti

Lo Smart Working è stato introdotto nella sede Findus di Roma a inizio 2018 e a oggi è una realtà per 100 impiegati che, dal mese di giugno, hanno potuto usufruirne per due giorni il mese.

Ai dipendenti coinvolti è stato fornito un laptop con sistemi di videoconferenza e smartphone per connettersi da remoto.

L’opportunità di lavorare in telelavoro sta consentendo alla multinazionale svedese un risparmio in termini di costi e di tempo, oltre a intuibili benefici per la sostenibilità ambientale quali la riduzione dei costi elettrici per postazione di lavoro e di produzione di Co2. (Meno persone prendono la macchina per recarsi al lavoro.)

Cosa aspetti a scegliere questa soluzione lavorativa all’interno della tua azienda?

Maticmind e lo smart working: come innovare la tua azienda grazie a questa metodologia

Possiamo dire in conclusione, quindi, che lo smart working è una filosofia manageriale che garantisce al dipendente flessibilità e autonomia nella scelta di spazi, orari e strumenti da utilizzare nello svolgimento delle proprie mansioni lavorative. (E con la possibilità, alla luce di questa privilegiata condizione, di aumentare pure la produttività del lavoratore.)

Per raggiungere simili traguardi è necessario dotarsi però di dispositivi e servizi che supportino i processi aziendali e le esigenze delle persone, per esempio nuovi strumenti di comunicazione e collaborazione condivisi.

È importante definire allo stesso tempo delle policy aziendali che consentano flessibilità di luogo e orari di lavoro, oltre la messa a disposizione del lavoratore di strumenti di condivisione delle risorse disponibili.

Infine è necessario affiancare i CEO nello sviluppo di stili manageriali atti a promuovere tale metodologia lavorativa, con l’utilizzo di comportamenti basati su: sense of community, empowerment, flexibility e virtuality.

Seguendo questo approccio, il manager aumenta la propria leadership percepita perché egli crea un legame collaborativo più forte con i membri del suo team per via di sinergie che migliorano la job satisfaction generale.

Allo stesso tempo egli lascia spazio al lavoratore di esprimersi al 100% grazie a linee guida più flessibili che in definitiva rendono il lavoro come un susseguirsi di nuove sfide da vincere, non più il semplice e puro adempimento di un dovere.

Se vuoi scoprire di più vai sul nostro minisito dedicato allo Smart Working.

Oppure se sei interessato ad adottare il lavoro agile all’interno della tua organizzazione, mettiti in contatto con noi di Maticmind! Un nostro esperto ti fornirà una consulenza per le tue specifiche esigenze aziendali.