Business continuity e Disaster Recovery: cosa sono e come funzionano?

La business continuity è un processo atto ad individuare le potenziali minacce alle quali è esposta un’organizzazione e definire un piano di azione necessario per assicurare resilienza all’infrastruttura IT al verificarsi di situazioni avverse, in modo da porre al sicuro l’operatività aziendale.

Al fine di concretizzare la strategia di business continuity le organizzazioni stilano il business continuity plan: un vero e proprio manuale delle minacce e relative soluzioni, per prevenire i rischi e preparare interventi mirati in caso di minacce.

Parte integrante di un business continuity plan è il disaster recovery: una pratica fondamentale per mettere al sicuro il patrimonio digitale a cui le organizzazioni sono sempre più legate.

In particolare il disaster recovery specifica le funzioni da mettere al sicuro e le misure da adottare per raggiungere quest’obiettivo.

Mentre la business continuity rappresenta la strategia più generale, il disaster recovery riguarda una parte specifica, ovvero l’operatività per garantire il funzionamento di determinate attività.

Oggi la continuità operativa è fondamentale per qualsiasi azienda.

Le imprese, infatti, sono coinvolte in una trasformazione digitale profonda e si rivolgono all’IT per tutte le attività più mission-critical.

Dalla big data analytics, alla Internet of Things, dal cloud computing ai social networking sono diventati tanti i propulsori digitali che contribuiscono a fare la differenza in termini di innovazione e competitività.

Secondo le previsioni IDC, questi tech topic rimodelleranno l’economia globale: nel 2020 il tasso della trasformazione digitale corrisponderà a quasi il 75% dell’intera spesa IT.

In un simile scenario assumono rilevanza fondamentale i dati digitali, che, se non sono disponibili, fanno collassare il sistema: fatturati e margini si azzerano, il morale ne risente, il coinvolgimento della clientela diminuisce e le applicazioni diventano inaccessibili.

I tempi di fermo possono infatti arrivare a paralizzare l’intera organizzazione: solo le aziende più resilienti sono in grado di gestire i guasti tecnologici e fare in modo che l’azienda resti sempre operativa e funzionante.

Più le aziende diventano dipendenti dai dati digitali, più la business continuity assume un’importanza fondamentale, non solo per il successo aziendale, ma anche per i costi direttamente proporzionali ai tempi di fermo.

Un’analista ha registrato dall’inizio del decennio un aumento delle spese legate ai tempi di fermo pari a +38%, mentre un’altra ricerca ha evidenziato come una singola ora di fermo sia costata oltre 300.000 dollari per 8 aziende su 10.

Garantire la business continuity significa garantire maggiore vantaggio competitivo, maggiore coinvolgimento dei clienti e maggiore innovazione.

L’obiettivo della maggior parte delle organizzazioni non è solo quello di ridurre al minimo i tempi di fermo ma eliminarli del tutto.

Le organizzazioni più grandi e che, almeno in apparenza, dispongono di un budget IT illimitato sono state in grado di avvicinarsi a questo risultato, ma si tratta in ogni modo di un obiettivo estremamente impegnativo non solo in termini economici ma anche in termini di tempo e risorse IT.

E per quanto riguarda gli small business?

Oggi il sogno è diventato realtà: nel caso della business continuity è possibile raggiungere una continuità operativa tale da permettere alle aziende di qualsiasi dimensione di azzerare gli RPO e gli RTO senza dover sostenere i costi e la complessità derivanti dalla costruzione di un terzo sito di backup.

Esiste infatti una nuova tecnologia che illustra come si possa ottenere una business continuity di altissimo livello senza dover sopportare gli oneri che in passato hanno caratterizzato questo modello distributivo.

La soluzione si chiama Purity ActiveCluster.

Questa nuova tecnologia è stata sviluppata da Pure Storage, e secondo gli esperti delle tecnologie all-flash storage, non c’è da stupirsi in quanto l’azienda si è sempre dimostrata pioniera e grande innovatrice fin dal suo ingresso sul mercato.

ActiveCluster si rivolge a quelle organizzazioni che hanno bisogno di una business continuity di tipo always-on e di azzerare gli RPO e gli RTO senza investimenti stellari.

Il tutto garantendo la massima efficienza: è infatti integrato nell’ambiente operativo Purity ed è disponibile sotto forma di semplice aggiornamento, non richiede inoltre licenze o canoni addizionali, né apparecchiature esterne o un terzo sito di backup.

L’estrema semplicità di Purity ActiveCluster permette alle aziende in questo modo di risparmiare tempo e denaro, e per lanciarlo bastano pochi minuti, esemplificati in 4 semplici passaggi:

1. Connettere gli array
2. Creare un pod esteso
3. Generare un volume
4. Collegare gli host

Grazie a Purity ActiveCluster, aziende che operano in settori coma la Sanità, i servizi finanziari, i media, le telecomunicazioni o il commercio online avranno immensi vantaggi nel poter contare su una business continuity di alto livello, riducendo allo stesso tempo i costi e la complessità.
Inoltre ActiveCluster può essere sfruttato anche per migliorare il disaster recovery, semplificare le migrazioni applicative e apportare netti miglioramenti in termini di affidabilità per un’ampia gamma di applicazioni e carichi di lavoro.

Fino ad oggi la business continuity “blindata”, con RPO e RTO azzerati, è stata una prerogativa di un gruppo ristretto di aziende.
Grazie a Purity ActiveCluster le organizzazioni possono ora assistere a una “democratizzazione” della business continuity, dove qualsiasi impresa può ottenere risultati soddisfacenti senza doversi sobbarcare di spese eccessive o sforzi estenuanti da parte del personale IT.

  • maticmind
  • 29 gennaio 2020